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E’ il primo di Settembre quando partiamo dal Marco Polo di Venezia con destinazione Keflavik International, il principale aeroporto dell’Islanda. Lo raggiungiamo alle 3 del pomeriggio, dopo aver fatto scalo a Londra. 

Ci attende un cielo grigio e cupo, ma almeno non piove!

Ritirati i bagagli attendiamo un po’ troppo il pulmino dell’autonoleggio, così solamente dopo un’altra ora e mezza possiamo essere finalmente in auto e iniziare la nostra avventura!

L’aspetto metereologico è ovviamente una variabile importante da queste parti e settembre è già un mese rischioso in termini di giorni pioggia rispetto ai mesi precedenti, pertanto avevo costruito il nostro piano di viaggio con un sistema a blocchi, prevedendo cioè diverse alternative per ogni giornata nel caso il tempo fosse stato eccessivamente crudele nei nostri confronti!

Per l’arrivo avevamo quindi l’alternativa tra un pomeriggio alla famosa Blue Lagoon oppure un giro in auto per visitare alcuni luoghi interessanti. 

Dato che non piove optiamo per quest’ultima soluzione; la Blue Lagoon inoltre è molto cara (in più è consigliabile prenotare con qualche giorno di anticipo) e decidiamo che quel tipo di esperienza l’avremmo fatta a nord la settimana successiva, nella regione del Myvatn, dove si trova un’alternativa simile che, tra l’altro, costa la metà!

Partiamo quindi con il visitare il ponte tra i due continenti, dove una faglia esposta permette di vedere la divisione tra la placca continentale europea e quella americana in un ambiente surreale. Qui facciamo il primo incontro con la sabbia nera che ritroveremo in molti altri luoghi.

foto illustrativa
tipica sabbia delle spiagge islandesi

 

Proseguiamo poi per il Kleifarvatn, un lago scuro e inquietante, non prima di aver fatto una sosta nell’area geotermale di Krysuvik dove si trovano alcune fumarole e pozze di fango bollente.

Dedichiamo a questi luoghi pochi minuti perché vogliamo approfittare della zona in cui ci troviamo per avventurarci fino alla scogliera di Krysuvikurberg. E’ una vera e propria avventura in quanto la strada sterrata che si dirama dalla principale diventa ben presto troppo impervia per la nostra piccola Hyundai i10, dobbiamo parcheggiare (cioè lasciarla lì in mezzo al nulla) e proseguire a piedi. Camminiamo per una ventina di minuti ammirando il paesaggio incontaminato che ci circonda ed iniziamo a vedere tantissime pecore libere che vagano nei prati e nelle colline. Sarà una piacevole costante di tutto il viaggio!

E’ curioso notare come si muovano sempre a gruppi di tre, solitamente madre e due piccoli, e da giugno a settembre sono lasciate in assoluta libertà; è poi tradizione locale fare una grande festa quando i pastori le riportano alle fattorie in vista dell’inverno (fine Settembre). 

Siamo oramai arrivati alla scogliera, ci siamo solo noi ed ammiriamo il primo paesaggio degno di nota di una lunghissima serie!

Il precipizio sul mare è notevole, le onde che si infrangono sugli scogli sottostanti ci trasmettono il senso della forza della natura, qui dove il mare non è certo quello calmo e piatto a cui siamo abituati. 

Passeggiamo un po’ lungo la scogliera prestando attenzione, non ci sono barriere e finire di sotto sarebbe un attimo, visto anche il vento che nel frattempo si è alzato! Anche lui sarà una costante del nostro viaggio, più o meno forte ma sempre presente. 

foto illustrativa
scogliere islandesi

 

Inizia a far buio ed è ora di recuperare l’auto, sempre sotto lo sguardo attento di qualche gruppetto di pecore che ci osserva incuriosito da lontano!

Dopo essere usciti con molta cautela dallo sterrato ci dirigiamo verso il paesino di Grindavik, dove trascorreremo la notte in una guesthouse. All’arrivo chiamiamo la proprietaria che ci raggiunge dopo qualche minuto per mostrarci la nostra camera e la cucina in comune che abbiamo a disposizione con gli altri ospiti.

foto dimostrativa

Il primo giorno, anzi mezzo o anche meno, in Islanda termina qui; mentre fuori inizia a piovere, prendiamo sonno cullati dal rumore del vento che soffierà con forza per tutta la notte.

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